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Quota150 - versione 2.0

radiosky | 7 Giugno 2008

Quota150 si rinnova; è finalmente online la nuova release; oltre alle immancabili recensioni musicali il blog si arrichisce di numerosi servizi web 2.0, tutti improntati sul fronte musicale.
In occasione dell’evento arriva anche la compilation “play the music”

Tracklist:
Supernatural Superserious (R.e.m)
All You Need Is Me (Morrissey)
Autumnsong (Manic Street Preachers)
Hollow Man (R.e.m)
This Could Be My Moment (Verve)
Apologize (One Reppluic Feat Timbaland)
Hold Me, Thrill Me, Kiss Me, Kiss Me (U2)
Ain’t No Party (Orson)
Nine In The Afternoon (Panic At The Disco)
I Just Got Over You (Ocean Color Scene)
Viva La Vida (Coldplay)
Sound And Vision (Franz Ferdinand)
My Mistakes Were Mede for You (The Last Shadow Puppets)
Meeting Place (The Last Shadow Puppets)
Numb New Mix (U2)
Lost (Coldplay)

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audio, pop rock
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The Last Shadow Puppets - The Age Of Understatement

radiosky | 22 Maggio 2008

I Last Shadow Puppets sono il progetto parallelo nato dalla mente di Alex Turner (cantante degli Arctic Monkeys) e dall’amico Miles Kane (cantante dei Rascals) con la partecipazione del loro produttore James Ford (batterista già dei Simian Mobile Disco e produttore del disco d’esordio dei Klaxons). Questo album spunta inatteso, quasi senza motivo apparente; da un lato le “scimmie artiche” navigano su apici di popolarità indiscussa; e dal canto suo lo stesso Miles Kane con i Rascals (in uscita nei primi giorni di giugno) è già intriso di considerevoli attenzioni e aspettative; quindi “The Age Of Understatement” diventa un vero e proprio fulmine a ciel sereno. Se strana si può definire la sua uscita ancor più spiazzati si rimane nell’ascolto; come non sobbalzare sulla sedia!!! Questo album è tutto quello che non ti aspetti, è un album pop, lounge, retrò che fa respirare aria di anni 60 ad ogni nota; ovattato, lussuoso e luccicante. A rendere maggiormente trasparente il richiamo ai grandi maestri del passato come Bacharach, Morricone, ci ha pensato la presenza a dir poco azzeccata di Owen Pallet (alias Final Fantasy) che dirige le sinfonie della London Metropolitan Orchestra. I suoi arrangiamenti agli archi diventano un susseguirsi di sfumature esotiche; sembra già di immaginare l’agente 007 James Bond in piena azione su una pellicola a due colori, vedi “In my room” e ancor più la meravilgiosa “Meeting place”. Altri punti cardinali dell’album, neanche troppo velati, sono David Bowie, Scott Walker e David Axelrod, ognuno a suo modo presente nell’immaginario di questo tema. Le note di “My mistakes were made for you” e “The time comes again” accompagneranno molte delle prossime serate estive, questa è piu che una certezza. Per la serie Fenomeni si nasce…

the last shadow puppets

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60 70style rock, pop rock
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pop rock, pop-lounge-retrò, The Last Shadow Puppets
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Editors - An End Has A Start

radioSky | 16 Ottobre 2007

Un elogio dei chiaroscuri questo in sintesi il concentrato del secondo album degli inglesi Editors “An End Has A Start”. Dal duopolio delle immagini in bianco e nero che aveva caratterizzato l’ottimo esordio con “The Back Room” si passa ad accorporare le tonalità intermedie e questo sposta tutto il lavoro su livelli di eccellenza assoluta. Gli Editors rimangono una band dalle atmosfere oscure,  poco disposta a svestire questi abiti, ma le capacità interpretative della voce di Tom Smith profonda ed emozionale,  mischiate ai riff della chitarra di Chris Urbanowicz producono effetti da far impallidire qualunque fan dei Coldplay, vedi “Spieders” o “Bones”. L’apripista “Smokers Outside The Hospital Doors” insieme a “An End Has A Start” sorprendono per dinamicità e capacità attrative di coinvolgimento. La struggente “Escape The Nest” e “The Racing Rats” sembrano nate per sbriciolare le anime; e ci dicono quale livello possa toccare quest’opera. Dieci le tracce del disco, ognuna necessaria e speculare all’altra, che sanciscono un maturità ormai definitiva nella forma e nei contenuti; “la fine come un inizio” una sorta di cerchio che si chiude. I Joy Division nel 2007 sarebbero usciti con un album del genere ? Probabilmente la risposta è si.

editors an end has a start

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indie rock, pop rock
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Van Velzen - Unwind

radioSky | 22 Aprile 2007

Per la serie “la teoria del luoghi geografici”. Se un disco così fosse uscito nel Regno Unito avrebbe gia’ monopolizzato magazine specializzati, tipo NME; saremo qui a parlare dell’ennesimo fenomeno del britishpop in stile James Blunt. Trattasi invece di un “perfetto sconosciuto” pianista e compositore, tale Roel Van Velzen talento di Delft (Holland), che con il suo debut album si accredita a divenire la vera rivelazione di questa primavera. Che le intensioni siano piu’ che serie lo si intuisce già dalla copertina; lo troviamo intento nel trascinarsi un pianoforte mezzo fracassato, fracassato va aggiunto per il vigore e l’energia con cui è stato suonato….. Voce potente che non esita ad esplodere ogni qualvolta se ne presenti l’occasione; un pianoforte come fedele compagno di viaggio durante tutte le dodici tracce del percorso. Rock di prima generazione pulito e semplice, nessuna contaminazione elettronica e tanta carica emotiva; troppo difficile resistere alla tentazione di paragonarlo al Bryan Adams dei tempi di “Reckless”. “Baby Get Higher” è ritmata e vivace una versione dei Keane senza “zuccheri aggiunti”; di seguito il singolo “Burn” duettarsi di piano e voce, nessuna sbavatura per tutta la durata dei tre minuti e diciannove secondi, misurati ad hoc per essere prossima hit radio. “I’ll Stand Tall” e “Deep” sanno diventare pop dance al momento giusto spacchettando il prodotto da ogni tentativo di prematura etichetta. Talentuosismi sonori al limite della sfrontatezza nella conclusione con “One Angry Dwarf”, una sorta di “rockabilly take away”, perchè volendo mr. Van Velzen è anche questo. Nessun dubbio, il ragazzo fara’ strada.

unwind - van velzen

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audio, pop rock
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David Usher - Strange Birds

radioSky | 21 Aprile 2007

Si puo’ essere bravi compositori e rischiare di rimanere per tutta la vita dietro le quinte. Questa è un po’ la storia che accompagna David Usher, cantautore inglese di origine, ma canadese di adozione. Una storia che inizia nel 1994; e che vede David protagonista del progetto Moist, con il quale inizia a farsi conoscere in Canada; ma presto il discorso si chiude e già nel 1998 inizia la sua carriera da solista. Dopo cinque tentativi passati quasi tutti sotto silenzio si arriva a questo “Strange Birds”, album bellissimo per semplicita’ sonora; e per quella carica melodica che tanto lo avvicina ad un genio assoluto come l’indimenticato Elliot Smith. Trittico eccelso quello di partenza con, “The Music” (che fa anche da single), “Brillant” e “Ugly Is Beautiful”; dove come in un perfetto puzzle, si incastrano ora atmosfere ombrose ora luminosi squarci; a seguire “So Far Down” e “Science” con la loro eleganza vocale e corposita’ rock, nel mezzo la melodiosa e melanconica “Life Of Bees” tutta pianoforte e voce. Una nota a parte va scritta per la chiusura, con “Some People Say”, tanto per fugare gli ultimi dubbi e collocare a pieno titolo “Strange Birds” tra gli album che meritano la vetrina in questo 2007.

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pop folk, pop rock
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