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Bloc Party – Intimacy

Intimacy” una novità ancor prima di raggiungere i music store. Sull’onda emotiva aperta dai precursionisti Radiohead anche i Bloc Party decidono di lanciare la loro ultima creazione sul web. Cosi il 21 agosto scorso , compare sul sito uffciale della band, la versione digitale scaricabile a 5 sterline; che precede quella definitiva in uscita il 27 ottobre. Per voce dello stesso Kele Okereke, leader del gruppo, questa versione più economica potrà differire da quella che fisicamente si accomoderà sugli scaffali. Trovata commerciale discutibile ma dal sicuro effetto pubblicitario. L’album che ritrova alla produzione, i protagonisti delle scorse edizioni vale a dire Paul Epworth e Jacknife Lee; continua sulla scia del precedente “A Weekend In The City“. Se gli episodi elettronici e le vibrazioni robotiche nel passato erano sporadiche incursioni, qui diventano la normalità. Un percorso, inutile negarlo, che pur con sensazioni e approcci sonori differenti, sembra sovrapporsi perfettamente a quello di Tom York e soci. Si parte con “Ares” per comprendere subito che le ballate andranno cercate altrove e se vogliamo anche gli spunti melodici; a seguire “Mercury“, anche singolo, jazzata, con forti slanci hip hop; mix di Chemical Brothers e di Primal Screen. Tra le altre tracce, quelle con il segno “più” davanti sono sicuramente la possente “Halo“, che a conti fatti è la più suonata dell’album; “Trojan Horse” e “Zepherus” con i loro ticchetti orologistici in stile “Kid A“; e “Signs” unica nota melodica rimasta in regalo. In definitiva “Intimacy” è una buona prova per le sue attitudini sperimentali e rivolte all’avanguardia, ma si perde sul traguardo per la mancanza di innovazione. Per il salto di qualità alla prossima puntata.

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