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Guns N’ Roses - Chinese Democracy

radiosky | 7 Dicembre 2008

Dopo diciasette lunghi anni e oltre tredici milioni di dollari per la realizzazione, dopo interminabili annunci e smentite è finalmente arrivato “Chinese Democracy“, quello che sarà ricordato come l’album dalla  gestazione più lunga della storia. Della memorabile band originale non rimangono che il tastierista Dizzy Reed e naturalmente il carismatico leader Axl Rose; gli altri pezzi pregiati a partire dallo stotico chitarrista  Slash se ne sono andati, a più riprese. I Guns n’ Roses del 2008 sono riassunti nella mente e nella follia di quell’ Axl Rose, che tanto per  rimanere nel personaggio, ha deciso di disertare la presentazione ufficiale del disco mandando su tutte le furie la casa discografica, non avvisata di nulla. Finite le dovute premesse, parliamo di questo “Chinese Democracy“; opera fatta di testi e soprattutto di musica; entrambi parimenti importanti.
Come era lecito attendersi, lo stesso titolo non ha tardato a sollevare polemiche di ogni genere. Il quotidiano comunista cinese “Global Times” ha aspramente criticato l’album, che è stato immediatamente censurato e ne è stata vietata la vendita per le parole contenute nella opentrack “Chinese Democracy“, “Pensate di aver chiuso tutto a chiave e che se li picchiate duramente, loro moriranno. Per me è come una camminata in un parco, mentre voi la state facendo all’inferno…” per offondare poi i colpi ” Perché ci vorrà molto più odio di quello di cui disponete, per arrestarne il fascino; anche usando un pugno di ferro; maggiore di quanto non abbiate fatto per governare la nazione“. I riferimenti piu o meno diretti e velati non terminano qui; Axl si fa prodigo di citazioni, in “Madacascar” compare lo splendido duetto con Martin Luther King, attraverso i campionamenti  dal suo discorso del ‘63 “I have a dream“. Ancora  in “Catcher n’ the rye” (titolo originale del libro di Salinger Il giovane Holden)  nei versi fa riferimento a Mark David Chapman, l’assassino di John Lennon. Detto dei testi, rimane la musica, piu vicina ad un mai pubblicato “Use your illusion 3” piuttosto che ad “Appetite for destruction” come daltra parte era lecito attendersi. Rose e Pistole, ancora una volta è questa la ricetta vincente; semplice eppure inimitabile per tutti gli altri. Le parti più hard si concentrano in “Shackler’s revenge” pesantemente robusta in apertura, industrial riff di chitarra e groove convincenti nella ritmica, sulla stessa lunghezza d’onda “Scarped”, e “Rhiad and the bedouins“, nonchè la gia menzionata “Chiense democracy“. Sul fronte più rock “Better” , “I.R.S” che riaccende amori del passato e “If the world” funkrock dalla movenze mediorientali finito non a caso nella colonna sonora di “Nessuna verità“, film di Ridley Scott. Punte dell’icerbeg sono “Street of dream” una sorta di nuova “November Rain” con un assolo di chitarra commuovente, e “Madacascar” che trova negli arrangiamenti orchestrali dell’italiano Marco Beltrami e nell’interpretazione vocale di Axl una perfetta compiutezza. Il solo pianoforte di “This is Love” chiude splendidamente questo ritorno che, a conti fatti, era più che necessario; con buona pace dei tanti, troppi denigratori.

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The Verve - Forth

radiosky | 25 Agosto 2008

Partendo dal singolo “Love Is Noise” che ha anticipato di qualche settimana l’uscita di “Forth” si erano create legittime attese di un ritorno ai suoni e alle atmosfere del Britpop di “Urban Hymns“. Niente di più falso. La reunion dei Verve, dopo 11 anni, porta in dote un album che è più rock che pop; più psichedelico che melodico; lontano in forma e sostanza dai territori ormai consumati del pop mainstream. L’apertura dell’opera con “Sit and Wonder” è spigolosa e acida; una intensa e tirata effusione di chitarre, accompagnata da una base ritmica pressante. Sempre sull’onda del ritrovato amore per brani lunghi e di articolata esplicazione, ritoviamo gli oltre otto minuti di “Epic Noise” dove psichedelia e noise sono corposamente mischiati. Ancora “Numbness” con i suoi sei minuti e trenta secondi di allucinazioni e voci tormentose. Qui termina la parte oscura dell’album. Il lato illuminato dal sole, quello in sostanza che trattiene il sottile filo con il passato, è tutto affidato a pezzi come “Valium Skies“, “Rather Be“, e “Judas“, che sanno rimanere a galla; e non farsi ingoiare da nessun effetto nostalgia. I Verve di Richard Ashcroft in versione 2008, sono ancora vivi e vegeti, e con molte cose da dire. Se poi avevate puntato tutte le vostre attese in una nuova versione di “Bitter Sweet Sinphony” rimarrete delusi. In tal caso tranquilli, potrete sempre tornare sull’originale.

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The Last Shadow Puppets - The Age Of Understatement

radiosky | 22 Maggio 2008

I Last Shadow Puppets sono il progetto parallelo nato dalla mente di Alex Turner (cantante degli Arctic Monkeys) e dall’amico Miles Kane (cantante dei Rascals) con la partecipazione del loro produttore James Ford (batterista già dei Simian Mobile Disco e produttore del disco d’esordio dei Klaxons). Questo album spunta inatteso, quasi senza motivo apparente; da un lato le “scimmie artiche” navigano su apici di popolarità indiscussa; e dal canto suo lo stesso Miles Kane con i Rascals (in uscita nei primi giorni di giugno) è già intriso di considerevoli attenzioni e aspettative; quindi “The Age Of Understatement” diventa un vero e proprio fulmine a ciel sereno. Se strana si può definire la sua uscita ancor più spiazzati si rimane nell’ascolto; come non sobbalzare sulla sedia!!! Questo album è tutto quello che non ti aspetti, è un album pop, lounge, retrò che fa respirare aria di anni 60 ad ogni nota; ovattato, lussuoso e luccicante. A rendere maggiormente trasparente il richiamo ai grandi maestri del passato come Bacharach, Morricone, ci ha pensato la presenza a dir poco azzeccata di Owen Pallet (alias Final Fantasy) che dirige le sinfonie della London Metropolitan Orchestra. I suoi arrangiamenti agli archi diventano un susseguirsi di sfumature esotiche; sembra già di immaginare l’agente 007 James Bond in piena azione su una pellicola a due colori, vedi “In my room” e ancor più la meravilgiosa “Meeting place“. Altri punti cardinali dell’album, neanche troppo velati, sono David Bowie, Scott Walker e David Axelrod, ognuno a suo modo presente nell’immaginario di questo tema. Le note di “My mistakes were made for you” e “The time comes again” accompagneranno molte delle prossime serate estive, questa è piu che una certezza. Per la serie Fenomeni si nasce…

the last shadow puppets

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pop rock, pop-lounge-retrò, The Last Shadow Puppets
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Babyshambles - Fu** Forever

radioSky | 2 Settembre 2005

Folgorato! quale altro termine usare per descrivere l’uscita del singolo “Fu** Forever” che andrà ad aprire le danze per il debutto dei Babyshambles, visto poi che tutto sommato i Babyshambles non sono altro che l’ex-libertines Pete Doherty, il termine “folgorato” si addice benissimo; eh si perchè se la scena inglese ha ancora qualcosa da dire è anche per personaggi come questo, tutto “genio e sregolatezza ” vita fatta di arresti per droga, risse e concerti (quando si presenta) in cui neanche sta in piedi e poi le canzoni, come questa “Fu** Forever” che parte con una domanda dai toni esistenziali (anche se non va presa troppo seriamente) “So what’s the use between death and glory?” e la risposta che sta tutta in quel “Fuck forever, If you don’t mind (don’t mind)” e che si trova pure in una musica dove stavolta si va oltre le atmosfere libertine nonostante dietro la produzione ci sia sempre l’ex-clash Mick Jones, stavolta cè una tensione quasi malinconica che poi si decomprime ed esplode in un cantato tanto disarticolato, sgraziato, ed urlato, ma altrettanto dannatamente coinvolgente; le chitarre stridule, alte che rischi di perderne le tracce,una batteria che a tratti martella quasi chiedendo di finire la corsa prima di terminarla in un urto frontale…Delle altre cinque tracce del singolo potrei anche parlare, ma sinceramente non credo che a questo punto a qualcuno interessi. Ci sarà tempo all’uscita dell’album…

Clicca qui :: Babyshambles video :: Fu** Forever

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Black Rebel Motorcycle Club - Howl

radioSky | 30 Agosto 2005

Il primo evento post-estivo del 2005 passa sotto il nome di “Howl” letteralmente “Urlo” ed la terza fatica dei californiani Black Rebel Motorciclye Club. Per il trio statunitense, dato prossimo allo scioglimento dopo un lungo periodo di silenzio caratterizzato, prima dall’allontanamento del batterista Nick Jago poi rientrato, e poi dalla rottura con major discografica Virgin, è tempo di risorgere dalle macerie e lo fanno con il loro solito stile inatteso, spiazzante e “irriguardoso”. Il cuore “nero” dei motociclisti lascia spazio ai sentimenti e alle parole, e allora via il garage-dark del passato per orizzonti piu folk, blues e rock’n'roll. Il coraggio nel cambiamento di rotta porta notevoli vantaggi e realizza un album straordinariamente compatto,sentito e profondo, dalla maestosa e cupa rievocazione di Lou Reed nella title-track “Howl” (voto cinque stelle), passando per il più leggero blues di “Ain’t No Easy Way”e per la beatlesiana “Still Suspicion Holds You Tight”. Si raggiunge la vetta con “Weight Of The World” una sorta di “One”(U2) in versione semiacustica (qui le stelle diventano cinque e mezzo su cinque), si chiude con il folk-rock dylaniano di “Devil’s Waitin” e “Complicated Situation”. Che la stoffa ci fosse lo si sapeva ,ora lo hanno anche dimostrato.

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