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Editors - An End Has A Start

radioSky | 16 Ottobre 2007

Un elogio dei chiaroscuri questo in sintesi il concentrato del secondo album degli inglesi Editors “An End Has A Start”. Dal duopolio delle immagini in bianco e nero che aveva caratterizzato l’ottimo esordio con “The Back Room” si passa ad accorporare le tonalità intermedie e questo sposta tutto il lavoro su livelli di eccellenza assoluta. Gli Editors rimangono una band dalle atmosfere oscure,  poco disposta a svestire questi abiti, ma le capacità interpretative della voce di Tom Smith profonda ed emozionale,  mischiate ai riff della chitarra di Chris Urbanowicz producono effetti da far impallidire qualunque fan dei Coldplay, vedi “Spieders” o “Bones”. L’apripista “Smokers Outside The Hospital Doors” insieme a “An End Has A Start” sorprendono per dinamicità e capacità attrative di coinvolgimento. La struggente “Escape The Nest” e “The Racing Rats” sembrano nate per sbriciolare le anime; e ci dicono quale livello possa toccare quest’opera. Dieci le tracce del disco, ognuna necessaria e speculare all’altra, che sanciscono un maturità ormai definitiva nella forma e nei contenuti; “la fine come un inizio” una sorta di cerchio che si chiude. I Joy Division nel 2007 sarebbero usciti con un album del genere ? Probabilmente la risposta è si.

editors an end has a start

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Van Velzen - Unwind

radioSky | 22 Aprile 2007

Per la serie “la teoria del luoghi geografici”. Se un disco così fosse uscito nel Regno Unito avrebbe gia’ monopolizzato magazine specializzati, tipo NME; saremo qui a parlare dell’ennesimo fenomeno del britishpop in stile James Blunt. Trattasi invece di un “perfetto sconosciuto” pianista e compositore, tale Roel Van Velzen talento di Delft (Holland), che con il suo debut album si accredita a divenire la vera rivelazione di questa primavera. Che le intensioni siano piu’ che serie lo si intuisce già dalla copertina; lo troviamo intento nel trascinarsi un pianoforte mezzo fracassato, fracassato va aggiunto per il vigore e l’energia con cui è stato suonato….. Voce potente che non esita ad esplodere ogni qualvolta se ne presenti l’occasione; un pianoforte come fedele compagno di viaggio durante tutte le dodici tracce del percorso. Rock di prima generazione pulito e semplice, nessuna contaminazione elettronica e tanta carica emotiva; troppo difficile resistere alla tentazione di paragonarlo al Bryan Adams dei tempi di “Reckless”. “Baby Get Higher” è ritmata e vivace una versione dei Keane senza “zuccheri aggiunti”; di seguito il singolo “Burn” duettarsi di piano e voce, nessuna sbavatura per tutta la durata dei tre minuti e diciannove secondi, misurati ad hoc per essere prossima hit radio. “I’ll Stand Tall” e “Deep” sanno diventare pop dance al momento giusto spacchettando il prodotto da ogni tentativo di prematura etichetta. Talentuosismi sonori al limite della sfrontatezza nella conclusione con “One Angry Dwarf”, una sorta di “rockabilly take away”, perchè volendo mr. Van Velzen è anche questo. Nessun dubbio, il ragazzo fara’ strada.

unwind - van velzen

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David Usher - Strange Birds

radioSky | 21 Aprile 2007

Si puo’ essere bravi compositori e rischiare di rimanere per tutta la vita dietro le quinte. Questa è un po’ la storia che accompagna David Usher, cantautore inglese di origine, ma canadese di adozione. Una storia che inizia nel 1994; e che vede David protagonista del progetto Moist, con il quale inizia a farsi conoscere in Canada; ma presto il discorso si chiude e già nel 1998 inizia la sua carriera da solista. Dopo cinque tentativi passati quasi tutti sotto silenzio si arriva a questo “Strange Birds”, album bellissimo per semplicita’ sonora; e per quella carica melodica che tanto lo avvicina ad un genio assoluto come l’indimenticato Elliot Smith. Trittico eccelso quello di partenza con, “The Music” (che fa anche da single), “Brillant” e “Ugly Is Beautiful”; dove come in un perfetto puzzle, si incastrano ora atmosfere ombrose ora luminosi squarci; a seguire “So Far Down” e “Science” con la loro eleganza vocale e corposita’ rock, nel mezzo la melodiosa e melanconica “Life Of Bees” tutta pianoforte e voce. Una nota a parte va scritta per la chiusura, con “Some People Say”, tanto per fugare gli ultimi dubbi e collocare a pieno titolo “Strange Birds” tra gli album che meritano la vetrina in questo 2007.

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The Good The Bad And The Queen - The Good The Bad And The Queen

radioSky | 6 Febbraio 2007

Il Buono, il Cattivo e la Regina, perfetta colonna sonora di un moderno western, ambientato in una fumosa Londra 2007, dove i vocaboli che ne fanno da padrone sono “cinismo” e “disincanto”. Immagini e fotografie dell’ennessima poprevolution voluta dell’imprevedibile ed eclettico Damon Albarn. L’artista inventore dei “Blur” prima, e dei “Gorillaz” poi, stavolta si é superato plasmando un progetto che è “ambient music” e “pop” al tempo stesso; modernità elettroniche e passato fatto di raffinate sfumature strumentali. Attorno ad Albarn una superband senza precedenti che può contare su musicisti del calibro di Paul Simonon, bassista leggenda dei Clash, sulla chitarra dell’ex Verve Simon Tong, suntuoso tributo britpop; e sulla batteria dell’afro beater Tony Allen, roba da non credere. Dentro il contenitore, la musica; che è deliziosamente definita; che non trova nelle dodici tracce che la compongono nessun ritornello da top of the pops. Questo è un terreno polveroso, da spaghetti western; un terreno dove non ci sono classifiche da scalare; e non cè necessità di dimostrare nulla, sono in vigore altre regole, agli altri l’ingrato compito di adattarsi per tenere testa al confronto. In questa “mappa del tesoro” seguite bene le indicazioni che portano a “Green Fileds”, “Three Changes” e a “Kingdom of Doom”; non potete sbagliare. La celebre “London’ Burning” dei Clash targata 1977, è tornata a quasi 30 anni di distanza; una “Londra in fiamme” si mostra in copertina; questa la visione della società moderna seconda i Good ,The Bad and The Queen. Disco meraviglioso.

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Bloc Party - A Weekend In The City

radiosky | 5 Febbraio 2007

“A Weekend In The City”, ovvero essere al posto sbagliato nel momento sbagliato, l’album è totalmennte influenzato dagli eventi accaduti a Londra il 7 luglio 2005,;sentimenti di insicurezza e paura per una dilagante forma di violenza che sembra inarrestabile. Il quadro dipinto dai Block Party al loro secondo appuntamento, dopo lo scoppiettante esordio di Silent Alarm, è incentrato su tinte fosche e su paesaggi pervasi da una diabolica malignità. Già nella suontuosa apertura dell’opera con “Song For Clay (Disappear Here)”, si usano paragoni sferzanti nella loro gelida freddezza.. (Cocaine won’t save you) Because East London is a vampire, si prosegue Hunting For Witches in cui si rievocano gli spiriti electro-crossover di Aphen Twin e Prodigy, a chiudere il fantastico trittico iniziale ci pensa “Wating For The 7.18″ una “Banquet” in versione 2007. Non mancano episodi piu melodici come “I Still Remeber” “Sunday”e “Sxtr” in cui l’elettronica più “integralista” viene per un attimo tenuta sotto controllo. Un album coraggioso, una band che, ancora una volta, ha saputo distinguersi con senso critico davvero invidiabile. Kele Okereke, leader del gruppo sottolinea tutta la distanza dalla teatrale e ridicola “rabbia sociale” di gruppi punk rock in stile Green Day che confezionano facili soluzioni pronto uso. “Pop songs won’t change a government… “la sua ricetta etica è quella di far scattare l’allarme sarà il tempo a fare il resto. Promossi.

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