Salta al contenuto

Quota150.com Posts

Black Rebel Motorcycle Club – Howl

Il primo evento post estivo del 2005 passa sotto il nome di “Howl” letteralmente “Urlo” ed la terza fatica dei californiani Black Rebel Motorciclye Club. Per il trio statunitense, dato prossimo allo scioglimento dopo un lungo periodo di silenzio caratterizzato, prima dall’allontanamento del batterista Nick Jago poi rientrato, e poi dalla rottura con major discografica Virgin, è tempo di risorgere dalle ceneri e lo fanno con il loro solito stile inatteso, spiazzante e irriguardoso. Il cuore nero dei motociclisti lascia spazio ai sentimenti e alle parole, e allora via il garage-dark del passato per orizzonti piu folk, blues e rock’n’roll.

Hot Hot Heat – Elevator

Power-pop all’ennesima potenza, serve un bel respiro perché quando iniziano le quindici tracce di Elevator non ci sarà più il tempo per riprendere fiato. Disco-punk di stampo ottanta intriso di melodie e ritmi incantatori. Riferimenti passati come Gang of Four ma anche presenti  nella linea tracciata dei Killers, risultano una miscela estremamente indovinata. “Goodnight goodnight”, ” Running out of time”, “Island of the honest man”, incarnano bene l’anima di un album più simile ad una raccolta di single per come ogni traccia funzioni alla perfezione. Semplici e “disimpegnati”

Colin Meloy – Sings Morrissey E.P.

Capita di rado, che per qualche strano destino si decida di autoprodursi un disco, in questo caso un e.p., non destinato in alcun modo nè alle classifiche, nè alle vendite, ma soltanto per il gusto di farlo e di venderlo nei concerti a pochi intimi (tiratura 1000 copie). Siamo contenti che il personaggio in questione sia proprio Colin Meloy, eclettico e teatrale songwriter dei Decemberists che già ci aveva abituato ad estreme peripezie artistiche con composizioni che si avvalevano di ogni sorta di strumentazione immaginabile. Oggi quanto mai spiazzati lo ritroviamo come un fanciullo qualunque a strimpellare sei omaggi a quel Morrissey che da Smiths e non

Josh Rouse – Nashville

Per il sig. Rouse doveva essere l’album della verità. Dopo l’ottima impressione destata da “1972”, si attendeva come si dice in questi casi l’album della maturità e se a questo si aggiunge come “Nashville” coincida anche con la cartolina di addio verso la città che lo ha ospitato per ben dieci anni, se ne può ancora di più apprezzare la qualità. Nashville da sempre capitale della musica country, non coincide in questo album con la “Nashville” di Rouse dove al contrario non se ne intravede quasi traccia, e dove invece trova posto un folk-pop raffinato fatto spesso da chitarre acustiche da spazi dilatati, di una musica in movimento continuo. “Winter in the Hamptons”

Coldplay – X&Y

Chiariamo subito che questo è il miglior album dei Coldplay e lo è per almeno tre sostanziali ragioni, non ripropone i suoni dei precedenti, presenta un’architettura ritmica più ricca che si apre in accensioni liriche e traiettorie progressive di straordinaria intensità, e da ultimo non fa mistero di attingere ad illuminati artisti come New Order, Brian Eno e per motivi diversi Johnny Cash e Kraftwerk (per la loro maniacale attenzione al particolare). Tracciate le coordinate non resta che condirle con quella naturale semplicità delle cose, che da sempre contraddistingue Chris Martin, quella semplicità che emerge nei momenti più lenti e riflessivi, in quel senso di rarefazione assoluta che aleggia nella lennonian

Block Party – Silent Alarm

Se il 2004 aveva visto l’ascesa dei Franz Ferdinad il 2005 si apre nel segno dei Bloc Party, già alle cronache come gruppo spalla degli Interpol nel finire dell’anno passato. La band londinese arriva a questo debut-album dopo appena un Ep che aveva spostato su di loro più di un’attenzione( vedi NME ) . L’attesa è ripagata in pieno da questo “Silent Alarm”, album che si innesta sulla scia del ritrovato entusiasmo per gli ottanta, arricchendosi però di linfa e vitalità del tutto nuove. Gli esordienti Bloc sanno attingere con maestria soprendende dal dark-punk style nei richiami dei  primi Cure “Like eating glass” e “Pioneers” , materializzano Robert Smith in “Banquet”.