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Mese: Marzo 2004

The Veils – The Runaway Found

Arrivano dalla Nuova Zelanda, si trasferiscono a Londra e se ne escono con un disco che sbaraglia la migliore concorrenza Britpop attuale e ascoltato il risultato dell’ultima fatica degli Starsailor, si potrebbe dire che i The Veils fanno quello che gli Starsailor hanno mancato (purtroppo). Insomma voci lamentose, archi, chitarre che arpeggiano, in una dorta di  “malinconia organizzata” dai tratteggi molto Smithsiani vedi “one of must go”. Non cè da strapparsi i vestiti, non saranno sicuramente la rivelazione dell’anno, anche perchè su questo filone ormai quasi tutto  è stato  scritto

The Stands – All Years Leaving

Un album “anacronistacamente” bello. Se due indizi fanno una prova allora Liverpool dopo aver ridato segnali di vita con i Coral segna un passo decisivo con gli Stands e si puo parlare di una “nuova” scena tutta basata su sonorità che si credevano ormai messe nel cassetto. Qui l’elettronica non è mai arrivata e non arriverà mai, sembra di piombare d’incanto alla fine degli anni 60, suoni colori e rumori country-rock, armonica e chitarra che si abbracciano “All years leaving” che emozione, neanche il tempo di riprendersi ed ecco affacciarsi il primo r’ n’ beat alla Beatles o meglio alla Lenon

Ilya – They Died For Beauty

Pochi istanti della prima traccia “Bellissimo” per un impatto emotivo folgorante. C’è dentro tutto il sentire di Bristol, Portishead in primis, anche Alpha e Massive Attack, ma questo serebbe altamente riduttivo. Nel loro incantevole “They died for beauty” si mescolano influenze variegate dal nujazz, al trip hop, alla lirica con sottili punteggiature elettroniche. La tela rimane di impostazione classica con un uso di archi, violini, fiati, e pianoforte da lasciare ammaliati,

Joss Stone – The Soul Sessions

Scoperta casualmente in un provino per la BBC , la non ancora diciotenne Joss Stone fa subito parlare di sè con questo “The Soul Sessions” . Propone una serie di cover composte da otto classic del soul e rivisitazioni di brani moderni di John Sebastian e dei White Stripes ( Fell In Love With A Boy ) che ne divebta snche il singolo. Una superproduzione che vede oltre ai Roots, gente del calibro di

Franz Ferdinand – Arciduca Francesco Ferdinando

Arrivano da Glasgow, sono la risposta britannica ai vari White Stripes e Strokes,con in piu due variabili impazzite : la prima suonano per l’etichetta Dominio la più indie e anti-conformista del pianeta, non ha caso la stessa dei Pavement per capirci, la seconda la loro musica traspira tanto di scena inglese anni 80, quanto di Talking Heads, Bowie, Pulp e non è cosa da poco. Oltre le contaminazioni del passato, rimane il fatto che il disco “suona” davvero bene, incisivo, diretto e intelligente