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Block Party – Silent Alarm

Se il 2004 aveva visto l’ascesa dei Franz Ferdinad il 2005 si apre nel segno dei Bloc Party, già alle cronache come gruppo spalla degli Interpol nel finire dell’anno passato. La band londinese arriva a questo debut-album dopo appena un Ep che aveva spostato su di loro più di un’attenzione( vedi NME ) . L’attesa è ripagata in pieno da questo “Silent Alarm”, album che si innesta sulla scia del ritrovato entusiasmo per gli ottanta, arricchendosi però di linfa e vitalità del tutto nuove. Gli esordienti Bloc sanno attingere con maestria soprendende dal dark-punk style nei richiami dei  primi Cure “Like eating glass” e “Pioneers” , materializzano Robert Smith in “Banquet”.

Migliori Album – 2004

01. Jens Lekman //When I Said I Wanted To Be Your Dog
02. Killers //Hot Fuss
03. Thomas Dybdahl //One Day You’ll Dance For Me, New York City
04. Interpol //Antics
05. Polly Paulusma //Scissors On My Pocket
06. Veils //The Runaway Found
07. Air //Talkie Walkie
08. Kings Of Convenience //Riot On An Empty Street
09. Joss Stone //Mind Body And Soul
10. Xiu Xiu //Fabulous Muscles

Thomas Dybdahl – The Great October Sound + One Day You’ll Dance For Me, New York City

Chiudiamo le pagine del 2004 con qualche giorno di ritardo,causa il tempo necessario per ascoltare e apprezzare sbalorditi la doppia fatica di Thomas Dybdahl. Due album: il primo si tratta in realta di un album del 2002 “The Great October Sound” uscito in europa soltanto adesso e il secondo uscito solamente in Norvegia “One Day You’ll Dance For Me, New York City”, che in quel “paesino” è presto salito in vetta. Andiamo con ordine e parliamo del tardivo-per noi- “The Great October Sound”, inno al folk-rock che sa tanto del piu intimo Jeff Buckley, quanto non fa mistero di esserlo, sentite la song di apertura “Fron Grace”. Certo le distanze ci sono tutte, ma Dybdahl riamane a suo modo quanto di piu vicino ci sia veramente

Jens Lekman – When I Said Wanted To Be Your Dog

“When I Said I Wanted To Be Your Dog” è quanto di più innovativo ed eclettico ci si potesse attendere. I paragoni si sprecano da Magnetic Fields, Scott Walker, Jonathan Richman; una musica che spazia nel pop di autori vecchi di trenta quaranta anni; sotto a tutto emergono campionamenti a mo’ di decorazione e guarnizione. L’album parla di sè, del suo quotidiano, delle sue storie delle varie “Julie” e “Silvia”; pop di innamoramenti e malinconia. A questi si aggiungono pezzi più ambiziosi e stravaganti come la “filastrocca” “Tram #7 To Heaven”, vero gioiello, e ancora “A Higher Power” e “You Are The Light”; espressività contagiosa

Marc Collin & Oliver Libaux – Nouvelle Vague

A volte basta un’ intuizione per comporre un ottimo disco. Questo è esattamente il caso del duo di produttori francesi Marc Collin e Olivier Libaux. La loro “idea”: tredici classicissimi del punk-new wave angloamericano fine settanta, primi ottanta riproposti in “salsa” bossa nova . Un mix esplosivo che si eprime in un pop-lounge raffinato e morbido, lontano magari dalla belligeranza degli originali ma senza perdere nulla della brillantazezza che quelle canzoni avevano saputo ritagliarsi nel panorama musicale di tutti i tempi . Tra le 13, vanno menzionate Love Will Tear Us Apart (Joy Division)

Interpol – Antics

Atteso come uno degli eventi dell’anno è arrivato il momento di “Antics”,doveva essere l’abum della consacrazione e della maturità per il quartetto newyorkese e alla fine dei conti questo è stato. Rock “crudo” e “melodico”, buio e malinconico, affermare che si è di fronte alla realizzazione di un suono definitivo dopo appena due album potrebbe essere pretensioso ed esagerato, ma le realtà  è molto vicina a questo. Il punto di forza dell’ album è tutto ci centrato nell’atmosfera cupa, nel suono deliniato, nella voce che affronta le canzoni tutte con lo stesso “distacco” è un pò ( con le dovute distanze ) come ascoltare le tracce dei Bauhaus, dove a prescindere dal brano il modus operandi è identico.