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Categoria: indie-rock

Tallies – Tallies (Fear Of Missing Out)

Sogno ad occhi aperti, caledoscopio di suoni ed immagini, questa la migliore nota introduttiva per riassumere l’esordio dei canadesi Tallies. L’amore per il sound tipicamente inglese di fine anni 80, impadronisce ogni singola traccia di questo lavoro, dream pop raffinato e curato con influenze shoegaze, ethereal wave e momenti surf pop a farne da cornice. Un piccolo gioiello, dove ogni cosa è ordinatamente al suo posto, come non abbandonarsi allo sfondo atmosferico di “Trains And Snow” oppure alle meravigliose chitarre di “Midnight” e alla rassicurante leggerezza di “Have You”. 

The Last Shadow Puppets – The Age Of Understatement

I Last Shadow Puppets sono il progetto parallelo nato dalla mente di Alex Turner (cantante degli Arctic Monkeys) e dall’amico Miles Kane (cantante dei Rascals) con la partecipazione del loro produttore James Ford (batterista già dei Simian Mobile Disco e produttore del disco d’esordio dei Klaxons). Questo album spunta inatteso, quasi senza un motivo apparente. Le “scimmie artiche” ormai navigano su apici di popolarità indiscussa, e dal canto suo lo stesso Miles Kane con i Rascals (in uscita nei primi giorni di giugno) ha già fato il pieno di considerevoli attenzioni; quindi “The Age Of Understatement” diventa un vero e proprio fulmine a ciel sereno. Se strana si può definire la sua uscita ancor più spiazzati si rimane nell’ascolto; come non sobbalzare sulla sedia! Questo album è tutto quello che non ti aspetti, è un album pop, lounge, retrò che fa respirare aria di anni 60 ad ogni suo verso, ovattato, lussuoso e luccicante.

Decemberists – Her Majesty LIVE

A quasi un anno dall’uscita del loro ” Her Majesty” ( già in Playlist 2003), si torna a parlare dei Decemberists. Per il quartetto americano fatto di archi, fisarmonica, contrabbasso oltre a chitarre e batteria e che può contare sulla folgorante voce del singer/songwriter Colin Meloy, è arrivato il momento di far tappa in Europa, dopo aver concluso l’ottima tournèe americana con relativo pieno di consensi. Ricetta azzeccata quella dei menestrelli-cantastorie di Portland, pop-folk raffinato il loro, in cui riecheggiano i migliori “Grant Lee Baffalo”. Toni mai appiattiti, mai monocordi per una voce al limite del recitato pronta a rincorrere e ad essere rincorsa dagli svariati strumenti in scena, in una sorta di continuo effetto “unplugged”.